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mercoledì 2 ottobre 2013
QUINOA PER AIUTARE
Anche quest'anno Lo Spilucchino ha lanciato una nuova campagna a sostegno delle attività dell'Organizzazione ProgettoMondo Mlal (vi invito ad approfondire qui nel caso non conosceste ancora l'Organizzazione, cosa fa e dove opera nel mondo) con una raccolta di ricette. L'anno scorso si era parlato di pane, mentre quest'anno le ricette saranno dedicate ai cereali e agli pseudo cereali.
La mia ricetta prevede l'uso della quinoa, uno pseudo cereale poco conosciuto in Italia e poco utilizzato. Si tratta dei semi di una pianta tipicamente andina (in quechua è "chisiya mama", madre di tutti i semi) molto ricchi di proprietà nutritive: contengono alte percentuali di proteine vegetali, fibre, minerali e grassi insaturi. E' ricca di amido ma non contiene glutine, è quindi adatta a chi soffre di celiachia.
Il 2013 è stato dichiarato l'anno internazionale della quinoa, come riconoscimento per i popoli indigeni andini che ne hanno mantenuto la coltivazione nei secoli. L'obiettivo è quello focalizzare l'attenzione del mondo sul ruolo che la quinoa gioca a sostegno della biodiversità, sul suo valore nutritivo, sull'eliminazione della povertà. Motivazioni che hanno contribuito alla decisione di usare questo importante alimento.
La ricetta che ho fatto è molto semplice, ho cercato di accompagnare la protagonista del piatto con pochi elementi, giusto per valorizzarla e completarla.
QUINOA CON BIETOLE E FONDUTA
INGREDIENTI per 4 persone
100 g quinoa
500 g bietole a costa larga
100 g Parmigiano Reggiano grattugiato
una noce di burro
latte
olio extra vergine di oliva
sale
pepe
Pulire le bietole separando le coste dalle foglie, eliminare la pellicina dalle coste e bollirle in acqua leggermente salata.
Lessare la quinoa in abbondante acqua salata e cuocerla fino a che non sia comparso un cerchietto bianco sui semi, quindi scolarla e farla raffreddare. Condirla con olio e pepe e mettere da parte.
Tagliare le coste delle bietole a pezzetti quindi passarle in padella con del burro e farle rosolare leggermente.
In una casseruolina mettere tre cucchiai di latte, mettere sul fuoco e aggiungere il parmigiano grattugiato, appena comincia ad addensare togliere dal fuoco.
Impiattare dividendo la quinoa in 4 piatti, aggiungere le coste, nappare con un po' di fonduta e servire
lunedì 23 settembre 2013
CHORIZO E PATATE
Ricetta facile facile ma molto saporita, fatta con il chorizo portatomi quest'estate dal mio amico Marco direttamente da Barcellona. Il chorizo per chi non lo conoscesse è un salamino insaporito con il pimenton, una paprika affumicata molto piacevole al palato. Ne esistono di piccanti, di non piccanti e di molto piccanti e ci sono due versioni di chorizo, una da cuocere e una da mangiare semplicemente affettato. Io avevo quello da cuocere non piccante, adatto anche a bambini dal palato non troppo delicato, il gusto di affumicato è molto deciso.
Per fare questo piatto non ho utilizzato una riceta precisa, ho semplicemente cercato di ricordare quello che mi hanno detto circa l'utilizzo che se ne fa normalmente adattandolo a quello che avevo in casa. Sicuramente con un po' di soffritto potrebbe migliorare, ma io ho preferito farlo molto semplice, cercando di smorzare un po' il gusto deciso del chorizo
INGREDIENTI
patate
chorizo
sale
Lessare le patate in modo incompleto, lasciandole un po' dure al centro. Farle raffreddare e tagliarle a cubetti.
Tagliare il chorizo a fette di circa un cm e metterlo in una casseruola, accendere il fuoco e fargli dare il grasso e rosolarlo girandolo ogni tanto in modo che soffrigga da entrambe le parti. Aggiungere le patate, farle cuocere un paio di minuti con il chorizo nel suo grasso quindi aggiungere un po' di acqua in modo che copra tutto. Lasciare andare fino a cottura delle patate e ad assorbimento dell'acqua.
Impiattare e servire.
mercoledì 19 settembre 2012
IO NON MANGIO DA SOLO
Dopo mesi di assenza, ritorno con un piatto già proposto tempo fa. Il motivo è il contest de Lo Spilucchino che ha attirato la mia attenzione. La mia partecipazione è volta non tanto alla ricerca della vittoria quanto a dare un minimo contributo ad una causa molto importante. Non sto a riportare qui quanto di buono fa questa Organizzazione, vi rimando al loro sito e al blog relativo a questa iniziativa e vi suggerisco caldamente di andare a leggere quanto di buono facciano.
Da parte mia posso solo contribuire con questa ricetta, nella quale il pane è l'attore principale. La ricetta originale prevede l'utilizzo delle gallette del marinaio, delle specie di focaccine secche che erano utilizzate dai marinai genovesi imbarcati e impossibilitati per mesi a scendere a terra. La mancanza di frigoriferi a bordo costringeva ad imbarcare alimenti non deperibili come gallette, acciughe salate, cipolle, ecc. Per creare questo piatto bastava ammollare le gallette con acqua e aceto e insaporire con quello che c'era a disposizione. Condito con acciughe, tonno, cipolle, olive e capperi e olio è un piatto abbastanza equilibrato come elementi nutrizionali, con carboidrati, lipidi e proteine in rapporto quasi perfetto.
Preparazioni simili sono presenti in quasi tutte le cucine regionali, con nomi diversi e con ingredienti diversi, ma con un unico filo conduttore: non gettare via il pane avanzato che è da sempre fonte di vita, nutrimento e gioia per tutti quei fortunati che possono averlo fresco tutti i giorni.
Per chi volesse provare a farlo senza le gallette, si possono sostituire con pane raffermo.
CAPONADA LIGURE
INGREDIENTI per 2 persone
2 gallette del marinaio
mezza cipolla rossa
un cucchiaio di olive taggiasche
un cucchiaino di capperi dissalati e sciacquati
125 g di tonno sott'olio
2 acciughe dissalate
2 cucchiai di aceto di vino bianco
1 pomodoro
acqua
sale
olio extra vergine dioliva
Rompere le gallette, metterle in un recipiente e aggiungere qualche cucchiaio di acqua e l'aceto. Mescolarle ogni tanto e aggiungere un paio di cucchiai di acqua ogni volta fino a che non siano ammorbidite.
Tagliare le acciughe a tocchetti. Tagliare il pomodoro a pezzetti e la cipolla a fettine.
Mescolare quindi tutti gli ingredienti, condire con olio e sale e mettere a riposare in frigo per un paio di ore coperto con della pellicola in modo che non asciughi.
lunedì 21 novembre 2011
FOCACCIA ALLA GENOVESE E AIUTO
Perchè però postare la ricetta della focaccia che è ovunque sul web? Perchè la focaccia è genovese, fortemente legata alla città e alla tradizione, un cibo che aiuta chi è in cerca di conforto e proprio in questi giorni dopo l'alluvione molti hanno bisogno di conforto e soprattutto di aiuto, persone che hanno perso sotto l'acqua anche i loro sogni e le loro speranze.
Chiara è una di queste persone, sotto la furia della natura arrabbiata ha perso il suo locale, Officina di Cucina, un ristorante che era stato aperto ad agosto, nel quale erano stati riposti i suoi sogni e le sue speranze. Per aiutarla a ripartire è nata una serie di iniziative tra blogger, Chiara ha anche un blog, Tocco e Tacchi, per raccogliere gli aiuti economici di chi volesse aiutarla. Non serve dare tanto, anche poco in tanti diventa molto.
Questo è il numero di c/c per contribuire:
IBAN: IT86T0617501410000001648580
INGREDIENTI
400 g farina
220 ml acqua
250 g lievito madre (il mio l'ho rinfrescato la sera per la mattina)
12 cucchiai olio extra vergine di oliva
sale
Impastare in planetaria il lievito con l'acqua. Quando sarà ben sciolto aggiungere una parte di farina e 6 cucchiai d'olio e continuare ad impastare. Aggiungere quindi la restante farina e il sale e porre a lievitare per 3 ore nel forno spento.
Riprendere la pasta e ripiegarla in tre su se stessa per due volte e lasciarla riposare 40 minuti. Quando avrà perso elasticità, stenderla in una teglia unta all'altezza di mezzo cm circa e lasciarla lievitare ancora 1 ora.
Riscaldare il forno a 250°.
Ungere la focaccia con il restante olio, aggiungere sale grosso e mezzo bicchiere di acqua, spargere su tutta la superficie e formare con le dita una serie di fossette molto ravvicinate e infornare per 15 minuti circa (regolarsi con il proprio forno) fino a cottura ultimata (a me piace mal cotta...)
lunedì 18 ottobre 2010
LA CIAPPA
Contrariamente a quanto potrebbe sembrare a chi non è genovese, la ciappa non indica un parte del corpo umano, in dialetto indica una lastra di pietra.
Cosa c'entra con la cucina? c'entra eccome, visto che con un minimo di spazio all'aperto in più di un normale terrazzo, durante le belle giornate estive si può preparare un pranzetto più saporito del classico barbecue. Il difficile è avere a disposizione una ciappa che può essere una pietra più o meno piatta reperibile in qualunque bosco o pietraia o letto di un torrente oppure una (o più) lastre di pietra di spessore omogeneo di varii materiali.
La mia ciappa visibile in foto è fatta di due lastre di serpentino, che hanno recentemente sostituito un pietrone piatto dallo spessore irregolare e che saranno sostituite da una lastra di ardesia non appena si sfalderanno.
Come funziona la ciappa? semplice, si accende un fuoco sotto e si lascia bruciare pur almeno un'ora e mezza, fino a che la temperatura non sia idonea alla cottura. L'importante è che sulla ciappa ci sia sempre un bel pezzo di grasso che ne impedisca lo "scoppio". Prima di passare alla cottura, si lava con aceto e si asciuga con un panno.
Solitamente io comincio con la cottura delle verdure, che così cuociono a temperatura non troppo elevata, poi passo ai pezzi di carne dalla cottura più lunga per terminare con quelli dalla cottura breve, in modo da andare in tavola con tutti i tagli pronti allo stesso momento. Nella foto in primo piano delle cosce di pollo disossate, delle salsicce e dietro delle costine di maiale, le mie preferite...
La ciappa a differenza del barbecue cuoce a temperatura costante, non disperde i grassi appena fuoriescono dalle carni (e quindi si ha maggiore morbidezza) e non dà forte sapore di affumicato.
A mio avviso è un metodo di cottura superiore al barbecue, sia a livello di sapore e consistenza sia a livello di salute, infatti non si mangiano parti bruciacchiate dalla fiamma sprigionata dai grassi sulle braci.
Provate!!
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